Quando vai a pisciare da ubriaco 

Quando vai a pisciare da ubriaco, 
Il ragno e la mosca
Che tanto hai odiato
Sono improvvisamente 
tuoi amici.
Lo squallore di quella solitudine 
Fa il vuoto e domina
Mentre chiudi la porta 
Del cesso. 
Poco fa la cameriera era
Una regina bellissima, 
E mentre mangiavi ridevi forte
Senza capire  le battute
Dei tuoi amici a tavola. 
Ma ora sei solo, in piedi,
La testa ronza e pensi:
“Sono qui in questo momento 
Definito nel tempo
E nello spazio, 
Faccio centro
Nell’acqua della tazza
Mirando a croste residue
Lasciate da altri. 
E mi sorprendo a schifarle
Perché non sono mie;
Le schifo! Come se dovessi mangiarle!”. 
Poi sorridi, 
Mentre tutta quella nausea 
passa  e sbiadisce, 
Mentre capisci tutto:
La parabola dorata
Che descrivi
È la parabola della tua stessa 
Esistenza.
Presto, presto!
Stanno per servire
Il secondo.

Diario Notturno

Periodicamente
mi metto giù
di buona lena,
sul quaderno buono,
con le penne,
le matite,
il tablet.

Inizio a scrivere
racconti,
aforismi
e
poesie.

Poi mi capita
di aprire
pagine a caso
del Diario Notturno
di Flaiano,
e smetto di scrivere:
ha già detto
tutto lui,
e meglio,
in tre righe.

Devo
sbarazzarmi
di quel
libro.

Carnevale

Fra le maggiori
rotture di coglioni
ci sono le feste.

Fra esse spicca
per cattivo gusto
e tristezza
quella del Carnevale.
Ottimo pretesto
per l’azzuffarsi
atavico
dei padri
che si fanno
scudo
dei figli
vestiti
da idioti.

Un pomeriggio all’IPERCOOP

Tra il viavai
Di poveri cristi,
Che imprecano contro
Le mogli, i figli,
E la Madonna,
Si staglia la figura
Della promoter Sky.
Offre pacchetti, li combina,
Li sconta, li regala!
Parla solo lei,
E tu la stai a sentire,
Persino interessato,
Sperando di scorgere
Una tetta,
O almeno un briciolo
Di tristezza.
Ma è troppo ben truccata
Per mostrarti il fianco
E sentirla complice
Di immaginari
Pompini.
E allora muovi il tuo carrello
Pieno di scatole e
Pezzi di pollo
Incellofanati,
Verso la coda
Infernale
Delle
Casse.